La vita di Yogi Bhajan
Harbhajan Singh Puri, che significa “Il Leone che canta la gloria divina del nome di Dio”, è venuto in questo mondo il 26 Agosto 1929 nel momento in cui il Sole si accingeva a tramontare, nel piccolo villaggio di Kot Harkarn Tensilvarabad, nel distretto di Gurcharambara, che ora si trova nel Pakistan, ma che in quel momento faceva ancora parte del nord dell'India.
Yogi Bhajan era il primo figlio maschio nato in quella famiglia, che aveva pregato per tale evento per più di 25 anni, ed in una di queste preghiere, ci fu la promessa che questo figlio sarebbe stato portato all’Ashram di Visnu Devi per ringraziare della sua nascita e per dargli immediata Darshan in questo santo posto.
Così accadde che il piccolo Harbhajan Singh, fu legato al torace del padre, annidato sotto la sua barba fluente e trasportato per la ripida salita, alla grotta di Visnu Devi, per portare a termine quella sacra promessa.
Nonostante Harbhajan Singh fosse soltanto un infante, la cui età era misurata in giorni piuttosto che in mesi o in anni, l’impatto di questa prima visita al luogo sacro e le preghiere e la determinazione della famiglia di mantenere quell’impegno, erano eventi che modellarono la sua futura filosofia ed esperienza della vita. Perciò l’uomo chiamato Harbhajan Singh, cominciò la pratica di visitare ogni possibile santo luogo, ogni santa persona, e di apprendere, attraverso lo studio, l'essenza delle scritture e le tecnologie delle religioni di questo mondo.
Suo padre era un medico, il dottor Karta Singh Puri, e sua madre, che era stata chiamata alla nascita Lila vant e, col matrimonio prese il nome di har Krishna kaur, era una donna di indomabile volontà, e di costante aderenza ai retti principi, e la sua reputazione era così alta che sebbene non chiudesse le porte della sua casa, nessun ladro avrebbe mai osato entrarci né si sarebbe spinto nei pressi al suo circondario. Così Yogi Bhajan ci riporta le sue impressioni su questa incredibile donna: ”In tutta la mia vita non ho potuto fare niente di sbagliato perché mia madre non me lo avrebbe permesso, non avrei potuto diventare egocentrico, perché mia madre non lo avrebbe tollerato.
Ricordo un esempio importante della mia vita: dovevo decidere su un caso e poiché io ero schietto e sincero, l’altra parte sapeva che il giudizio sarebbe stato duro; loro non potevano usare nessuna tattica, e nessun tipo di influenza così cercarono un punto debole e reputarono di averlo trovato in mia madre; l’avevano avvicinata esternandole il timore che io presentassi il mio rapporto e raccomandando una punizione molto più dura di quella che qualsiasi altra persona avrebbe potuto proporre. La mattina ero pronto per il lavoro, avevo messo la mia uniforme migliore, ed il mio attendente aveva portato la macchina; io ero sul punto di andare, quando apparve dinnanzi a me mia madre; mi chiese se stavo andando in ufficio, ed io le risposi che sì, certamente, ero pronto per andare in ufficio, allora ella volle sapere esattamente che lavoro avrei fatto ed io dissi che c’era un caso importante che avevo già preparato e che avrei presentato; lei mi chiese se questo era il caso di quelle persone particolari ed io le dissi che sì, era il loro caso, allora mi guardò, poi alzò la sua mano e mi schiaffeggiò; il mio turbante cadde.
Ero sbalordito, non riuscivo a crederci, normalmente chiunque altro avesse fatto una cosa del genere ad un ufficiale del governo in uniforme, avrebbe corso il rischio di essere accusato di fellonia e di essere arrestato immediatamente. Le chiesi perciò il perché di tale gesto, e lei mi rispose: “Mi sono accorta di avere un figlio che non conosce e non sa avere compassione; la compassione, invece può essere posta al di sopra della legge”. Io mi rimisi in sesto ed andai in ufficio. Scrissi sulla pratica di questo caso che l’altra parte aveva avvicinato mia madre e che perciò questo aveva creato delle circostanze pregiudiziali per cui non potevo più decidere serenamente.
Quando tornai a casa, alla sera le chiesi perché si fosse comportata così quella mattina e lei mi rispose che aveva fatto tutto quello che una madre doveva fare, non volendo che io avessi la reputazione di grande onestà ma di poca compassione tale da incutere paura alla gente .
Tutto ciò è sorprendente perché io posso vedere questa stessa schiettezza nella mia vita, posso anche capire che non c’è nessun altro in questa terra che può avere il privilegio di prendermi a schiaffi in pubblico e tuttavia sento che questo è il diritto di una madre. Un privilegio che appartiene ad una sola persona nella vita.
Harbhajan Singh, nacque in una famiglia benestante i cui possedimenti includevano il suo intero villaggio, in questa cornice il suo compleanno rappresentava un occasione particolarmente festosa e la sua celebrazione coinvolgeva tutti gli abitanti. Ogni anno nel giorno di questa ricorrenza, egli veniva pesato e per quanti chili lui pesava, altrettante monete d’oro, d’argento e di rame, insieme a sette volte il numero dei chili in frumento erano distribuiti ai poveri del villaggio. Da questa tradizione di nutrire i disagiati nella ricorrenza del suo compleanno, la pratica di sfamare i meno fortunati si stabilì in lui molto presto nella vita.
La sua educazione primaria fu assai particolare, in quanto egli era l’unico maschio che frequentava una scuola conventuale di ragazze cattoliche, una scuola che impartiva l’educazione più fine disponibile in quella regione. Frequentemente faceva perdere la pazienza alla madre superiora, con le sue domande profonde alle quali a volte ella non sapeva rispondere. In un’occasione una delle monache lo rimproverò per essere arrivato tardi alla cappella ma non trovò nessuna parola di risposta quand’egli spiegò semplicemente che, quando le campane avevano suonato per chiamare gli studenti alla cappella, aveva trovato il suono così bello che l’unica cosa che aveva sentito di fare in quel momento, era stato di andare in meditazione e non aveva potuto trovare alcun motivo per smettere prima che le campane avessero finito di suonare.
Harbhajan Singh dimostrò anche una grande disposizione per le terapie, informandosi presso suo padre sulla funzione delle medicine che egli usava; dimostrò una grande sensibilità per le antiche conoscenze quali le tecniche preventive dello Yoga, della dieta, ma anche per i rimedi allopatici ed omeopatici standardizzati.
Suo padre, il dottor Kartar Singh Puri, ricorda la storia seguente:
“Quando Harbhajan Singh aveva appena 7 anni si ammalò di morbillo e sviluppò una febbre molto alta con una forma accentuata di dissenteria; la sua malattia era grave e i due dottori che lo curavano avevano pareri discordi sulla terapia da seguire, così consultai un dottore che era stato mio compagno di classe il quale dopo averlo esaminato gli diede una puntura da fare. La sera oltre alla fortissima dissenteria ebbe un grande dolore all’orecchio e si aggravò ulteriormente: piangeva dal dolore e sembrava che ogni speranza per la sua guarigione fosse perduta.
Egli allora mi chiese se era venuta la sua ora ed io gli risposi che non potevo far fronte a quella situazione ed andai sulla terrazza, dove mi inginocchiai e pregai Guru Ram Das di risparmiare il mio unico figlio maschio; feci la promessa di recitare tutti i giorni il suk mani che mio padre mi aveva sempre raccomandato come il mantra che avesse risolto ogni problema (mi aveva detto inoltre che se io avessi seguito regolarmente tutti i giorni questa pratica, dopo un anno lo avrei saputo a memoria.
Poi tornai e mi sedetti al capezzale di mio figlio che mi parlò chiedendomi se avessi qualche medicina per guarirlo, io gli risposi che purtroppo non avevo nulla. Allora egli mi comunicò che Guru Ram Das gli era apparso indicandogli la cura per la sua malattia: gli avrei dovuto dare il succo di due cipolle, lasciar friggere inoltre una cipolla in olio e versare poi quest’olio appena caldo nell’orecchio.
Era stata la misericordia di GURU RAM DAS e la benedizione di Dio lo fecero guarire completamente. La mattina dopo egli ritornò a casa di sua madre ed io ritornai nel mio posto di cura estivo a Dallesi.”
L’insegnante più influente, durante gli anni di formazione di Harbhajan Singh Puri fu Sant Bhai Fateh Singh Ji, suo nonno, che frequentemente lo prendeva sulle ginocchia, e gli raccontava storie molto suggestive. Lo incoraggiava costantemente a vivere con rettitudine sottolineando che la vera forza spirituale consiste nel dominare la natura animale e la vita delle passioni quando si è ancora giovani. Oh bella forza per il lupo gridare “sono vegetariano”, quando egli ha perso tutti i denti ed è diventato troppo vecchio per cacciare. Molte di queste istruttive lezioni venivano impartite da quel venerabile uomo, inclusa la storia che venne raccontata poi da Yogi Bhajan il 15 Gennaio 1978.
“Molti anni sono passati da quando Bhai Fateh Singh, mio nonno, abbandonò il suo corpo, ma i suoi insegnamenti non mi hanno lasciato. Egli era un grande saggio, viveva rettamente, camminava rettamente e parlava rettamente. Un giorno andai con lui alla Gurdwara che chiamiamo Dharmsala, casa in cui si insegna il Dharma (questo era il nome originale delle Gurdware). Mi ricordo che dovetti recarmi con lui alla fonte a bagnarmi, egli recitò il suo Nit Nem e io lo ascoltai. Poi a mia volta recitai il mio Nit Nem, ed egli lo ascoltò e questa fu la prima volta che io imparai che il Nit Nem è una recitazione individuale. Egli disse che eravamo due Sikh e così ognuno doveva recitare il Nit Nem mentre l’altro ascoltava, ed anche se la differenza di età era enorme non era minimamente coinvolto il falso ego, era solo un concetto di singolarità, di univocità.
Dopodiché ci vestimmo e ricordo che quel giorno egli mi corresse la fascia che mi cingeva la vita perché era un po’ storta egli teneva l’estremità della stoffa ed io dall’altro lato mi giravo intorno per arrotolarmela. Si curò che le pieghe avessero perfetta equidistanza tra loro, allora io gli dissi: “ Nonno ma il Guru vede tutto ciò?” E lui mi rispose semplicemente che il guru che era in me vedeva come io mi stessi preparando ed il Guru che è fuori stava osservando il mio aspetto e come alla fine io sarei uscito fuori, disse ancora: “Ragazzo mio andiamo alla Gurdwara in un modo totalmente diverso da come andiamo in Chiesa oppure in una Moschea, forse sono ubicati nello stesso posto, ma io ti voglio insegnare la differenza oggi: in una Moschea vai e preghi, ma nella Gurdwara non vai per pregare”.
Questo mi meravigliò assai, e dissi “Oh, mio Dio, io sono andato sempre alla Gurdwara a pregare davanti al Guru, non è il SIRI GURU GRANTH SAHIB il nostro Guru e non andiamo a pregare davanti a Lui? Egli rispose di no. Questa risposta mi sorprese molto e chiesi a mio nonno se poteva essere punito per ciò che diceva: egli mi rispose che quello che lui stava dicendo lo potevo riferire a Santji quando fosse venuto perché avrebbe dovuto imparare molte cose attraverso il mio tramite, e che il suo rispetto era tale che egli gli avrebbe dato degli insegnamenti attraverso di me. Allora gli dissi che era giunto il momento di imparare per me. E gli chiesi che cosa volessi insegnarmi. Lui mi rispose che quando un Sikh va alla Gurdwara va per offrire se stesso, “Guru Gobind Singh non ci ha dato l’Amrit la prima volta che gli abbiamo offerto la testa, prima ci ha dato il Bana, l’Amrit ce l’ha dato più tardi; egli ha glorificato l’uomo nella divinità.
Quando noi andiamo alla Gurdwara, noi offriamo il nostro essere, offriamo noi stessi, e poi ascoltiamo le parole del Guru; nella Gurdwara, non andiamo per offrire preghiere, nella Gurdwara noi riceviamo, è una visita egoistica, nella Gurdwara noi sentiamo la benedizione della beatitudine”.
In ogni persona incontrata nella sua nella vita Yogi Bhajan vede le qualità che lo ispirarono e ha usato tutti gli esempi mostratigli da suo nonno come modello per la sua stessa vita. Questa è una lezione che può essere condivisa con gli altri: “Una volta io venni a casa dal collegio ed incontrai mio nonno, stava seduto e tutto ciò che egli disse fu :”sia benedetto questo prezioso momento in cui Dio deve essere così presente da darmi l’opportunità di vedere mio nipote in un gioioso modo divino.” Io mi guardai intorno e gli chiesi se fossi diventato un angelo e con le braccia allargate le agitai come se fossero ali; egli sapeva che avevo un gran senso dell’umorismo e mi chiese se avessi trovato le ali.
Gli risposi: “Nonno sto cercando di vedere me stesso, ho pensato che forse mi erano cresciute le ali e che tu le avessi viste”. E lui mi rispose che la mia radiosità era così chiara che lui vedeva attraverso me e la mia persona la suprema eccellenza di Sua Grazia; poi mi disse: “Vieni, siedi e parliamo, puoi capire questo linguaggio? Questo è solo un incontro tra un nonno e suo nipote; non è necessario citare sempre le scritture per dimostrare di essere un uomo molto religioso, se tu sai parlare con l’infinito, vivere come infinito, sentire come infinito, agire come infinito, allora tu diventerai un essere vivente infinito, tutto questo può essere l’impatto che noi come adulti con le nostre parole abbiamo sui nostri figli e le persone che entrano nell’ambito della nostra vita”.
Il nonno lo incoraggiò costantemente a vivere in modo retto e lo ispirò a dedicare la sua vita alla Verità Ultima.
Un altro insegnante importante nella vita di Yogi Bhajan fu Sant Rajit Singh Ji, da cui apprese gli insegnamenti della spiritualità universale attraverso lo studio comparato di altre religioni e alla conoscenza e pratica del Gurbani Kirtan e la prima Shabad che egli imparò rimase fresca nella sua memoria, con le parole, il messaggio, la musica ed il ritmo. . Erano argomenti molto profondi per un giovane uomo, ma Yogi Bhajan non era un giovane ragazzo qualunque, e la sua vita lo avrebbe dimostrato. In futuro Yogi Bhajan ebbe molti insegnanti , la sua mente inquisitiva abituata alla ricerca e la sua sete di conoscenza, lo condussero ad apprendere gli insegnamenti e le lezioni offerte da ogni persona che egli conosceva: anche al di là dell’immediato circondario: egli cercò i Saggi, i Santi, gli Swami, i Sadhu, che potevano avere delle conoscenza da impartigli.
(testo in gurmuki) La traduzione di questo testo è: "Manda al mio amato amico la condizione della sua umile disciplina che un letto morbido e soffice è un tormento senza di lui, combattere, duellare in una comodo casa è come vivere tra i serpenti. Il mio vaso per l’acqua è come un aculeo di torture, la mia coppa è come un pugnale e tutte queste cose mondane sono come il ceppo dove il macellaio infila il suo coltello. Veramente il giaciglio del mio amico o la dura terra sarebbe piacevole per me perché vivere in un palazzo senza di lui è come vivere in una fornace ardente".
Anche nonna paterna di Yogi Bhajan, Ishar kaur, fu una delle sue insegnanti, ed il 29 Luglio 1976 ad Espanola, egli raccontò la seguente storia, offrendo sua nonna come esempio alle donne del Women Camp.
“Nella mia vita, ho incontrato solo una donna Sikh e questa era mia nonna; nella sua vita nessuna della famiglia l’ha mai sentita urlare, gridare o parlare ad alta voce, nonostante ciò non ho mai visto un singolo individuo nell’intera famiglia e nel villaggio che poteva permettersi di disobbedirle. La sua parola era legge.
Lei si alzava la mattina alle 3, faceva il suo bagno, faceva la sua Sadhana; e finiva alle 4,30, poi prendeva lo yogurt, lo scremava, cantando Sat Nam Wahe Guru. Poi verso le 6, la trovavo pronta col burro fresco, siero di latte e ciapati. Tutti i figli, tutti noi bambini venivamo intorno a lei, che, dopo averci fatto sedere, ci offriva la colazione, che era la cosa più salutare del mondo, ma prima ci chiedeva di recitare correttamente un Puri del Japji.
Questo era il modo in cui lei ci istruiva. Una volta notai che tutto il tempo in cui lavorava, era solita cantare il Gurbani: e mi disse le donne sono fatte per purificare, santificare tutte le cose sulla terra, tutte le cose che le donne toccano diventano divine ed il solo modo per far diventare qualcosa divino è santificarlo con le parole del Guru, così che può diventare puro, pieno di salute ed eterno. Era moglie dell’uomo che era a capo del villaggio, tutti la rispettavano, ogni piccola cosa nel villaggio, qualsiasi ingiustizia o problema veniva portato al suo cospetto; lei doveva ascoltare ogni richiesta e ogni lamentela. Io non l’ho mai vista adombrarsi e non l’ho mai sentita parlare di qualcuno in sua assenza. Una volta le chiesi: “Nonna come fai a decidere ogni cosa in modo tale che va sempre tutto bene?”. Ed ella mi rispose: “Io decido le cose alla luce della Verità, io non decido mai per guadagno o per perdita: questo è il vivere umano e tu devi vivere secondo questa prospettiva”.
Harbhajan Singh approfondì il Kundalini Yoga all’età di 16 anni sotto la direzione di Sant Hazar Singh,a cui era stato affidato all'età di soli otto anni. Sant Hazar Singh fu il maestro illuminato che condivise con lui la Scienza del Kundalini Yoga e l'arte del Tantra Yoga. Da lui egli imparò tutte le conoscenze tantriche che gli sarebbero poi state così utili negli anni successivi, quando il momento ed il destino gli avrebbero dato la responsabilità di destare le coscienze di molte persone in questo pianeta nel suo ruolo di Mahan Tantrico. Il suo Maestro gli rivelò che, compiuti i quaranta anni, sarebbe arrivato per lui il momento di mettere a frutto, pienamente e per gli altri, gli insegnamenti che aveva ricevuto , e che, in attesa di quel tempo, avrebbe dovuto prendersi cura della sua famiglia e della sua formazione.
La storia successiva fu raccontata davanti a Mahan Singh Khalsa di Boston. Il giovane Harbhajan Singh stava seguendo un avvenimento sportivo e per vedere meglio al di sopra della folla fece un salto e si aggrappò ad un condotto del riscaldamento; sfortunatamente il condotto cadde e portò giù metà della parete ed il soffitto sopra di lui. Egli era seriamente ferito e metà del suo corpo era temporaneamente paralizzata,(questo causò anche la cicatrice sotto il suo occhio destro) e fu portato velocemente all’ospedale.
Questo incidente capitò nel momento in cui doveva conseguire la maturità liceale e per il sistema britannico non presentarsi agli esami finali significava ripetere la scuola per l’intero anno.
Al momento degli esami l’insegnante di Harbhajan Singh, Sant Hazar Singh, lo visitò in ospedale, e quando seppe che il suo giovane studente avrebbe dovuto passare ancora un anno nella scuola, insistette perché un tale spreco di tempo non fosse tollerato per un giovane così brillante come lui. Il test dell’esame doveva essere fatto. Harbhajan Singh non solo aveva un grande dolore dappertutto, non poteva scrivere e riusciva appena a parlare, i dottori si opposero alla sua dimissione dall’ospedale, ma Sant Hazar Singh non sentì nessuno e Harbhajan Singh fu portato su una barella nella sala degli esami.
Sant Hazar Singh allora convinse gli esaminatori a permettere che Harbhajan Singh sostenesse gli esami: egli stesso avrebbe letto le domande e qualcuno avrebbe scritto le risposte che il candidato esprimeva a voce. Gli esami furono superati, ed il corpo guarì.
L’intransigente insistenza del suo insegnante, lo aveva spinto al di là di ogni limite. Egli imparò a non indietreggiare mai, e a mettersi in relazione con l’infinito e non con il transitorio (non è una singola questione di vita che conta, ma il coraggio che tu dimostri nella tua vita).
Yogi Bhajan era seduto sul letto in modo molto casuale mentre raccontava queste storie e ad un certo punto assunse una posizione che imitava il suo insegnante. Assomigliava ad un incrocio tra il leone più regale e il vulcano più poderoso, non si aveva bisogno di vederne l’aura per sentirne l’incredibile energia emanata.
Il suo insegnante era incredibilmente severo; quando Yoghi Bhajan cominciò il suo addestramento c’erano molti studenti. Se uno studente si comportava da sciocco, anche soltanto una volta, veniva mandato via. Una volta uno studente, commise un errore e, sconvolto dalla possibilità di essere allontanato, si gettò ai piedi del suo insegnante e gli si aggrappò fermamente pregandolo e supplicandolo di non respingerlo. Il tempo passava e per 8 ore Sant Hazar Singh stette semplicemente in piedi mentre lo studente era lì che piangeva e si stringeva ai suoi piedi. Quando lo studente si stancò e lasciò la presa, Sant Hazar Singh semplicemente si girò e, con molta calma, si allontanò. Lo studente fu espulso.
Yogi Bhajan raccontò inoltre alcune storie dell’inizio della 3HO. Oggi si rimane sorpresi dalla pazienza e dalla compassione che egli profondeva nonostante la nostra ignoranza, pigrizia, e alla nostra persistenza nel vivere le limitazioni piuttosto che cercare di realizzare il nostro completo potenziale umano. Questo uomo non si sarebbe mai arreso davanti ad un individuo che sinceramente desiderava andare avanti, non aveva importanza quali fossero gli ostacoli o le insicurezze, c’era una speranza e questa speranza non risiedeva nella personalità, ma in uno spirito che aveva ricevuto la benedizione della conoscenza adatta per rendere le persone sane, felici e sante, e che dedicò la sua vita a condividere il suo sapere.
Lo studio e la pratica dello yoga in quel tempo in India facevano parte del vivere quotidiano così il giovane Harbhajan Singh continuò a perfezionarsi nella scienza divina e allo stesso tempo a frequentare le scuole e a partecipate a numerosi avvenimenti atletici vincendo diversi premi.
Fu capitano della squadra di calcio, era il leader degli studenti, molto amato dai suoi amici. Uno dei suoi insegnanti scrisse di lui: “Attivo energico e di buone maniere ha un interesse molto profondo per le attività sociali del collegio, ha un carattere morale profondo, è membro del club atletico, e si è laureato nell’università del Punjab con il massimo dei voti ed ha conseguito un master equivalente nel 1950”.
Quando era solito prepararsi per i vari eventi sportivi del collegio, egli non andava fuori per correre o per fare i soliti addestramenti di routine, ma al contrario praticava Kundalini Yoga per sviluppare l’energia fisica e spirituale che lo sosteneva durante le competizioni.
Praticò ulteriormente ,sotto la guida dell’Acharya Narinder Dev che insegnava tecniche di Hata Yoga e l’impatto e il bilanciamento del sistema nervoso. Queste ultime tecniche si rivelarono molto proficue per i successivi insegnamenti di Yogi Bhajan negli Stati Uniti, dove constatò che la maggior parte delle persone soffriva per disordini al sistema nervoso.
Approfondì la conoscenza degli insegnamenti presso uno dei luoghi privilegiati per la meditazione e la ricerca spirituale: l’Ashram di Sivananda, a Risikesh, dove studiavano grandi Maestri indiani della prima metà del '900( swami Sivananda, swami Visnudevananda e swami Satcitananda ) si dissetò alla fonte spirituale per il flusso dell’eterna Verità che è conosciuto come filosofia Vedanta. Da questa famosa sorgente della conoscenza divina Harbhajan Singh fu in grado di attingere copiosamente
All'aspetto spirituale della sua formazione fece sempre da contraltare un'eccellente formazione accademica. Conseguì la laurea in Economia presso la Punjab University. Cominciò quindi a prestare servizio come Ufficiale, presso il governo indiano, continuando comunque ad insegnare a chiunque lo desiderasse, lo yoga, senza distinzione di sesso, età o religione.
Quando ci fu la divisione dell’India e del Pakistan, nel 1947, fu Harbhajan Singh che condusse la sua famiglia ed il suo intero villaggio così come molti uomini, donne e bambini delle zone circostanti, alla salvezza attraverso pericolose miglia di territorio infestato da bande e da banditi ed assassini che girovagavano per le campagne.
Quando cominciarono i negoziati per la partizione dell’India, trascorsero quasi due anni fino all’attuale situazione ed in questi due anni Harbhajan Singh cercò di raccogliere il maggior numero dei suoi giovani amici e cominciò a dar loro lezioni di sfilate di parata, portandoli all’acquisizione del ritmo: essi marciavano ogni mattina per due miglia. Mentre veniva sancita la partizione tanti innocenti veniva uccisi e dai villaggi circostanti molti si recavano al suo villaggio per fuggire dal massacro; c’erano 7.000 persone che dovettero essere condotte fuori dalla regione e lo furono con l’impostazione della parata.
Bisognava cercare di evitare qualsiasi villaggio, contatto o conflitto perché numerosi tra i profughi erano le donne e bambini, non c’erano strade, ma campi di riso che si dovevano attraversare affondando nel fango.
Erano 7.000 persone, uomini, vecchi, donne, bambini, cavalli, asini, buoi, carri, e dovevamo farsi strada da soli; si può ben immaginare la difficoltà da affrontare. L’unica acqua disponibile per dissetarsi era l’acqua della melma che venivano raccolta in un tovagliolo e fatta filtrare. Racconta Yogi Bhajan: “Impiegammo 18 giorni per attraversare questa regione e ci furono soltanto tre incidenti.
In caso di attacco non ci sarebbe stata nessuna possibilità di sopravvivenza; quando arrivammo a Lahore c’era il fiume Ravi, per attraversare il quale si doveva passare su un grande ponte; immaginate 7.000 persone che avevano vissuto una vita di pace, e dall’altra parte c’erano 30.000 persone con armi spade e cannoni che aspettavano soltanto di attaccare; c’era anche un’armata del reggimento dalla nostra parte del ponte e il capitano disse: “Io ho 12.000 persone ed il nemico conta invece di 30.000 persone e voi siete circa 7.000 persone.
Io non penso di potervi difendere, ed inoltre non so cosa fare”, ed io gli risposi: “Mio caro tu non devi fare niente, ti do’ mezz’ora: se in questo arco di tempo tu riuscirai a disperdere quella massa di gente, allora essi vivranno; altrimenti io farò esplodere il ponte e farò esplodere tutte quelle 30.000 persone. Adesso ti farò vedere come farò”. Diedi in quel momento un semplice ordine alla mia gente di formare una trincea: e tutte le donne si stesero a terra una sopra l’altra come dei ciocchi di legna, per formare una barriera e dietro di loro gli uomini immediatamente installarono le loro armi, poi mettemmo il nostro mortaio e dei fucili a lunga portata e usammo dei corpi umani per proteggerci. Tutta questa messa in scena era stata effettuata in 5 minuti, il capitano del reggimento se ne rese conto mentre io cominciai a guardare il mio orologio e queste furono le sue esatte parole: “ Signore dacci 15 minuti in più e vedrai quelle persone andarsene”.
Quell’uomo che prima mi diceva che eravamo da soli e che saremmo stati macellati, alla presenza di 12.000 soldati disciplinati e armati del governo, quando vide agire anche noi in modo disciplinato, completamente addestrati e assolutamente attivi, si rese conto che avremmo combattuto e vinto contro quella folla di 30.000 persone in un attimo; prima che la mezz’ora fosse scaduta la strada era liberata, il ponte era sgombrato; noi ci muovemmo con i nostri bambini e fummo scortati per 10 miglia al di là dei limiti della città.”
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Un’altra storia che Yogi Bhajan raccontò riguardante il periodo dell’indipendenza indiana dimostra l’influenza che ebbe sua madre sulla sua vita.
Durante il periodo della divisione dell’India dal Pakistan, non c’era in realtà nessuna legge vigente e Batani e i musulmani dell’Afganistan pianificavano di attaccare la città di Anandpuri; così Sant Azar Singh chiamò tutta la gente che era lì in quel momento, incluso Harbhajan Singh a difendere la città sacra. Yogi Bhajan raccontò che prima di partire si recò da sua madre per ottenere la sua benedizione.
Questa è la storia: “Un giorno dovevamo recarci ad Anandpuri ed io mi ero vestito con l’armatura, con il kirpan, il mala, in alta uniforme, ed andai da mia madre per chiedere la sua benedizione; le dissi che Sant Azar Singh aveva ordinato alla sua gente di vestirsi per il sacrificio, ecco perché avevo avuto il privilegio di tornare a casa: la sola persona che avrei voluto incontrare era mia madre per chiedere la sua benedizione; le dissi che se il Guru fosse stato con me questo non era un problema, per questo il mio spirito e la mia anima potevano avere una risposta, ma oggi ero venuto a chiederle qualcosa di diverso; nel caso in cui avessi scelto di morire, se Dio mi avesse dato l’opportunità di morire, io chiedevo soltanto una cosa, di poter morire in stato di grazia.
Nell’impresa che dovevo sostenere mia madre volle capire cosa c’era di singolare o di strano in questo fatto, ed io le risposi che il fatto strano era che noi eravamo solo 200 persone e invece i nemici erano circa 15.000; avevamo pochissimi armi, mentre, secondo le informazioni ricevute, il nemico era completamente equipaggiato. Ecco perché ci era stato concesso un giorno per incontrare le persone che volevamo; io avevo deciso di incontrare lei, ed allora lei rispose: “Io non voglio benedirti perché tu muoia, perché non ti ho mai benedetto affinché tu vivessi, non sei venuto nella nostra famiglia perché noi aspettavamo un figlio maschio, sei venuto attraverso le nostre preghiere, e se questa preghiera sceglierà di lasciarti andare, allora non mi opporrò, ma ricorda che tu devi morire un giorno, anche se nessuna madre vuole che suo figlio muoia, né desidera che sia così; ma vedendoti come ti vedo, e vedendoti così ben vestito io sento che tu hai già fatto la tua scelta.
Ma ora, dal momento che hai deciso, ti voglio dire una cosa: Bhajan, la vita viene molte volte”.
Questa era una sua nuova filosofia, non avevo mai saputo che leggeva la Gita ogni giorno, non lo potevo credere, ma lo faceva, in tutta la sua vita ella faceva le cose con molta onestà, leggeva un Puri del Suk Mani ed un brano della Gita. Questo era il suo Nit Nem addizionale. Mi resi conto che io ero diventato Arjuna davanti alo Signora Krishna in quel momento.
Lei mi chiese: “Tu credi nella reincarnazione?” Ed allora io mi resi conto che quello era il momento di sedermi e, nonostante quella maglia di ferro della divisa che avevo sul corpo, mi dovetti sedere, anche se non so come ci riuscii. Lei mi disse: “Sai che nella nostra famiglia non sarebbe dovuto nascere un figlio maschio?”. Io gli risposi: “Sì lo so”; e lei continuò: “sai io ti ho portato in qualsiasi sacro posto quando tu eri nato per quanto le mie forze me lo permisero. Le risposi che lo sapevo.
Disse ancora: “Con tutto ciò che io ho potuto fare con te come madre, oggi voglio dirti una cosa: può darsi che tu sia nato molte volte e può darsi che tu sia stato già mio figlio nelle precedenti incarnazioni, ma ti dico che tu sei nato da me.” Io le dissi che questa sembrava essere molto vero, e non c’era alcun dubbio. Lei disse: “Allora se tu dovrai morire per Guru Gobin Singh, non ritornerai in disgrazia”. Questa era un’azione che solo una madre poteva fare. Io non ero sposato, così non avevo una moglie da proteggere ed andai con la grazia del Guru. Il pericolo della situazione era risolto. Ci videro talmente trincerati nella Gurdwara che non ci attaccarono. Nel frattempo la partizione dell’India ebbe luogo e tutto si sistemò.”
La famiglia di Yogi Bhajan, che una volta era molto facoltosa, scappando con i solo vestiti indosso si trovò a New Dheli senza casa e completamente senza risorse economiche, ma presto con il duro lavoro, il coraggio e la volontà di risorgere, si ristabilì finanziariamente come una volta.
A causa della sua tendenze verso le mete spirituali, Harbhajan Singh si manteneva equilibrato e molto stabile nel suo senso del dovere e di responsabilità nei confronti della sua famiglia e, come figlio più grande e secondo la tradizione del Sikh Dharma che incoraggia il pieno proseguimento della famiglia, dopo aver completato la scuola e stabilizzato la sua carriera come ufficiale del governo indiano, all’età di 24 anni nel 1953 si sposò con Sardar Inderjit kaur, la figlia di Bhai Sahib Kartar Singh Urpal e Sardarni Rauel Kaur.
Il suocero Bhai Shaib Kartar Singhji era un uomo molto semplice, umile e spirituale, era un Gursikh, con una grande devozione e con un cuore pieno di compassione e di misericordia, mentre le moglie era la personificazione vivente della gentilezza, dell’umiltà, era servizievole, non alzava mai la voce con nessuno.
Fu in queste mura domestiche che Bibi Inderjit Kaur nacque, e fu segnata dal destino per diventare la moglie del futuro Siri Singh Sahib. Anche in quel caso Harbhajan Singh ebbe la visione di ciò che la sua missione nella vita doveva essere e, quando per la prima volta si avvicinò alla possibilità del matrimonio con Sardar Inderjit Kaur, guardò dentro di lei e concluse che sarebbe stata la compagna perfetta che lo avrebbe assistito e sorretto nella sua vita di servizio per l’umanità.
Egli vedeva il suo pio contegno la grande capacità di donarsi, capacità che avrebbe reso possibile il sacrificio suo e di suo marito per il bene della missione del Guru. All’inizio della loro relazione, egli prese come abitudine di ascoltare da lei il Gurbani quando ne recitava un passo ogni mattina, lei aveva avuto come insegnamento prima dalla sua prima infanzia quello di praticare le sue meditazioni quotidiane e di leggere e capire il Siri Singh Granth Sahib. Quando Harbhajan Singh passava le sue ore dando consigli spirituali alle persone che li chiedevano, Bibi Inderjit KAUR, li serviva con grande ospitalità e amore seguendo l’esempio di Mata Kiwi, la moglie di Guru Angad. Era in questo spirito che la loro giovane crescente famiglia veniva istruita secondo le qualità di Seva Semran.
Essi crebbero i loro tre figli e parlavano del giorno in cui avrebbero donato le loro vite per il servizio al Guru, un giorno che sarebbe arrivato molto prima di quanto si potesse immaginare..
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Una delle più importanti esperienze della vita di Harbhajan Singh fu l’identificazione del suo sentiero da seguire con la figura di Guru Ram Das, che fu il punto di svolta che segnò il suo destino.
Come ufficiale del governo nel 1960 egli fu assegnato ad un distretto che ospitava la città di Amritsar. Durante questo mandato egli colse l’opportunità di lavare i pavimenti di marmo dell’Arimandir Sahib e il suo personale scopo spirituale lo aveva condotto al convincimento che solo attraverso l’attuazione dei più umili Seva (servizio), avrebbe trovato ciò che stava cercando. Aveva trascorso anni come studente presso molti insegnanti spirituali e religiosi, ed aveva vissuto tanti anni come insegnante assumendo tutte le Siddhi (poteri) di un perfetto Yogi; ma nonostante ciò egli sapeva che per lui era necessario un insegnante per la vita ed un Guru a cui appartenere al di là dei legami personali ed individuali e dei beni terreni.
Ogni giorno, per quattro anni e mezzo, l’ufficiale del governo Harbhajan Singh andò a lavare il pavimento dell’Arimandar Sahib. Pulendo i pavimenti di questa amata casa del Guru egli si rese conto di essere un figlio benedetto in stato di grazia della casa di Guru Ram Das.
”Per diventare ciò che sono oggi,” rifletté Yogi Bhajan, ho trascorso quattro anni e mezzo pulendo i pavimenti del Tempio d’Oro, con grandi sforzi di volontà e per mezzo della grazie di Dio e del Guru. E’ stato l’atto di lavare questi pavimenti che ha portato via tutto lo sporco che era in me, non è stato niente altro; io non avrei potuto brillare senza quello straccio. Il cucciolo non arriverà mai alla maturità, alla radiosità di un Leone senza strofinare i pavimenti di marmo del tempio blu. “
“Khalsa è l’ordine della divinità del Leone, che è il signore degli animali, sta per Singh che significa che tu devi conquistare la natura inferiore che è in te stesso.
Questa è una mia esperienza che voglio condividere con voi: “L’Arimandar Sahib è il nucleo del potere spirituale dove i cieli e la terra si sono incontrati per portare armonia; questo non avviene soltanto nel territorio indiano, il tempio d’oro è in due posti, non solo in un posto, uno è situato nel cuore del ricercatore, l’altro è in terra nella città di Amritsar.”
Era circa l’anno 1964 quando Harbhajan Singh fu mandato ad Amritsar; un giorno si recò nel villaggio di Kazal vicino a Dharmasala, in compagnia di due ufficiali, un deputato di Ceylon ed un capo segretario di Hassan; questi ufficiali ebbero il desiderio di visitare un astrologo del posto. Durante questa visita l’astrologo si rivolse ad Harbhajan Singh e gli disse che una nuova fase della sua vita stava per cominciare: egli avrebbe dato le dimissioni dal lavoro e avrebbe viaggiato per terre straniere per insegnare e liberare le genti del mondo occidentale; l’astrologo gli predisse che sarebbe stato servito e rispettato come un re, che avrebbe vissuto con la consapevolezza di un Santo, e ci sarebbero stati dei troni preparati appositamente per lui in ogni angolo della terra. prima di lasciare l'astrologo Yogi Bhajan decise di dargli 10 rupie.
L’uomo gli disse che avrebbe dovute tenere per sé le rupie perché quel denaro era tutto ciò che lui possedeva in quel momento e ne avrebbe avuto bisogno. Questo particolare era sorprendente perché quando Yogi Bhajan controllò si rese conto che l’astrologo diceva la verità, infatti era senza portafogli e quelle 10 rupie erano state messe nella sua uniforme dall’attendente che aveva avuto istruzioni in merito. Yogi Bhajan insistette per donargli le 10 rupie , ma di nuovo quest’ultimo disse che avrebbe dovuto tenerle con lui offrendole ai poveri che avrebbe incontrato sulla strada per le grotte di Visnu Devi.
Prima di cominciare la ripida verso le grotte Harbhajan Singh fece cambiare le rupie in monete e le distribuì ai poveri che chiedevano l’elemosina in nome della Madre Divina.
Arrivarono al sacro Ashram di Visnu Devi, dopo un’estenuante salita. Yogi Bhajan racconta l’esperienza vissuta in questo posto sacro con le sue parole: “Quando arrivammo in cima io avevo molta sete, per cui andai cercare un posto dove poter bere; nel momento in cui bevvi l’acqua, che era molto fredda, persi coscienza dopo di che l’unica cosa che mi ricordo è che ero sdraiato dentro una specie di globo di luce, c’era luce che filtrava da ogni angolo, ed io cominciai a vedere il panorama della mia vita, dalla mia nascita attraverso tutti i momenti della mia esistenza, fino al giorno in cui io mi ero arrampicato fino alla grotta di Visnu Devi e vidi me stesso nell’atto di bere l’acqua. Poi una voce mi parlò: “Adesso devi decidere”.
Poi mi trovai trasportato dentro una forma cilindrica di luce: e,come dentro un ascensore, io scendevo giù nella terra e più in profondità andavo e più mi sentivo calmo ed avevo piacevoli sensazioni. Era estremamente gradevole, quasi uno stato di estasi; finché non raggiunsi una apertura, come se mi avvicinassi alla fine di un tunnel dove c’era tutta luce. Una voce e mi chiese di scegliere il sentiero: c’erano due strade da poter percorrere, una era calda e confortevole come una casa, l’altra era come un picco di montagna pieno di neve con una luce così brillante che assomigliava al sole che splendeva.
Io dovevo scegliere quale strada intraprendere; sentivo un’attrazione magnetica per entrambe le strade ed in quel momento rimasi fermo e pensai; no, non vado da nessuna delle due parti perché questo è il sacro posto dove io sono caduto in stato di incoscienza e morire qui significherebbe che tutta la gente che viene qui in pellegrinaggio perderebbe la fede.
Mi inchinai in preghiera e dissi: “O Madre Divina non ho nessuna intenzione di danneggiare la fede della gente, e Lei rispose: “Allora vai, torna e divulga la fede.
Poi mi vidi aprire gli occhi e vidi che sul mio corpo erano state messe tante coperte, molta gente mi era intorno e si commossero tutti quando io cominciai ad alzarmi. Mi dissero che ero stato dichiarato morto e che ero in quello stato da circa 45 minuti; non avevo altra scelta che credere a queste parole, anche perché un dottore che si trovava lì mi confermò l’accaduto.
Poi ritornammo indietro in direzione del Golden Temple semplicemente per pregare e per ringraziare nella casa di Guru Ram Das. La morte non è un’esperienza dolorosa affatto, è semplicemente come andare da un aeroporto all’altro e, lungo il tragitto, passare attraverso l’ispezione doganale. In realtà una persona condanna se stessa con proprie azioni. La tua vita viene proiettata di fronte ai tuoi occhi e se tu non sei soddisfatto, ti condanni da solo secondo la tua coscienza, e quando devi scegliere tra due sentieri, se tu scegli quello caldo e confortevole, allora ti sei condannato da solo all’inferno, ma se tu scegli quella montagna nevosa, fresca e chiara, simbolo della più alta coscienza e Luce, questo dimostra che cosa è la liberazione dal ciclo delle polarità.
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Harbhajan Singh Puri aveva speso 18 anni della sua vita al servizio del governo indiano, durante il quale si era guadagnato la reputazione di assoluta onestà ed integrità ed il rispetto e l’ammirazione sia dei giovani ufficiali che di quelli più anziani. Quando prendeva una decisione era quasi impossibile che la revocasse; e non esisteva neanche un modo per ingannarlo perché egli sapeva leggere l’aura nella quale poteva distinguere la verità ed il falso.
Ci furono molti incidenti nel periodo in cui Harbhajan Singh fu ufficiale di dogana all’aeroporto internazionale di Palin, lo stesso dal quale nel settembre del 1968 sarebbe partito per iniziare una nuova fase della sua vita. All'età di 39 anni venne invitato a tenere corsi all'Università di Toronto,su segnalazione di Sir James George ma, giunto all'aeroporto scoprì che il suo bagaglio era andato perduto e seppe che l'uomo che lo aveva invitato in Canada e che avrebbe dovuto ospitarlo era morto pochi giorni prima.
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Perciò entrò in Canada con i soli vestiti che indossava. Come gli aveva predetto il Maestro iniziò una nuova fase della sua vita.
La mano di Dio e del Guru era evidente quando rifletté su questi eventi. Harbhajan Singh era arrivato in occidente e ora doveva scoprire quale era la strada che il Guru gli aveva preparato. Si assicurò subito un lavoro come impiegato in una casa editrice ed insegnò Yoga in un Ashram del posto. Fu conosciuto dai suoi studenti, che subito gli si affezionarono, come Yogi Bhajan
Poi nel dicembre 1968 un suo amico indiano lo invitò a Los Angeles. Erano iniziate le agitazioni studentesche giovanili. Yogi Bhajan individuò nel movimento hippy dei giovani americani il potenziale, l'idealismo e la speranza atti a soddisfare il bisogno di cambiamento di coscienza che essi incarnavano. Egli comprese che l'uso massiccio di droghe, allora ampiamente diffuso, celava il desiderio di una nuova consapevolezza che egli sapeva poter essere realizzata praticando la scienza del Kundalini Yoga
Fu allora che spezzando una millenaria tradizione di segretezza cominciò a divulgare insegnamenti che fino ad allora erano riservati solo ad un selezionato numero di discepoli iniziati. Yogi Bhajan non creò mai proseliti ma insegnò l'arte di armonizzare la propria vita a quelle persone che sceglievano di assumere su loro stesse la responsabilità del proprio cammino.
“Mi piacerebbe vedere un posto immenso in cui le persone possano venire, nutrire sé stesse con la conoscenza, prendersi cura del loro spirito, rilassarsi ed essere felici e poi uscire ed aiutare gli altri ad essere così.
Solo per far circolare l'energia, per creare la realtà. Non è una piccola cosa.”
A questo scopo, nel 1969 fondò la 3HO (Healthy, Happy, Holy) basata su un modello di vita che chiunque può abbracciare.
Oltre l'insegnamento del Kundalini Yoga dal 1971 affiancò la pratica del Tantra Yoga Bianco.
Nel 1976 divenne cittadino statunitense col nome di Harbhajan Singh Khalsa Yogiji. Nel mese di giugno del 1985 diede vita al primo incontro del “International Peace Prayer Day Celebration”che si svolse nel New Mexico. Da allora ogni anno questa giornata vede la partecipazione di migliaia di persone, compresi ministri e capi religiosi di ogni corrente spirituale.
Incarnando una potente combinazione di sincera umiltà, spirito di servizio, spiritualità e saggezza concreta diretta al quotidiano, Yogy Bhajan dispensò i suoi insegnamenti in ogni campo della vita: dalla comunicazione (nel 1980 conseguì un dottorato in psicologia della comunicazione), alle arti terapeutiche, dagli affari alla spiritualità.
Il suo carisma, unito ad una infinita compassione ed un alto senso dell'umorismo gli permisero di provocare, stimolare ed incoraggiare chiunque a ricercare e raggiungere, senza compromessi, l'eccellenza nel pieno e completo sviluppo delle proprie potenzialità.
Sempre si definì un postino il cui compito era semplicemente quello di portare, consegnare e condividere quanto aveva avuto l'opportunità di imparare attraverso lo studio delle sacre scritture dell'India e delle sua esperienza personale.
“Non amate me, amate i miei insegnamenti. Siate dieci volte migliori di me”
Il 6 Ottobre 2004 Yogiji lascia il suo corpo fisico per unirsi all'energia dell'amato Guru Ram Das.
Ai suoi studenti, in ogni parte del mondo, lascia l'eredità viva e presente di proseguire, attraverso i suoi insegnamenti, il cammino da Lui segnato.
“La vita è come un fiume, fluite in esso e siate prosperi”